Prima di frequentare il corso di Comunicazione Non Verbale e addentrarmi nello studio di questa disciplina difficile da imparare e densa di significati nascosti, non facevo minimamente caso a quanto la prima impressione potesse condizionare il giudizio immediato che gli altri si formano su di noi. Allo stesso modo, non avevo mai realizzato quanto la stretta di mano non fosse per nulla un elemento secondario in fase di conoscenza. Adesso, appena entro in contatto con una persona che non conosco, ammetto che mi concentro molto su come quella persona mi porga e stringa la mano e, lungi da me dire che il rapporto verrà condizionato da quello, è comunque un dettaglio che rimane impresso nella mia mente.
Riallacciandomi a quanto già scritto dal mio collega Alberto, relativamente ai due errori più comuni nella stretta di mano, e quindi cosa è meglio evitare in questa circostanza, volevo ampliare ancora di più il discorso con le mie riflessioni. Quello che mi ha impressionato maggiormente è stato il fatto che il modo in cui stringiamo la mano riveli molto su di noi e sulla nostra personalità. Ciò che salta maggiormente all’occhio sono delle variazioni rispetto alla tendenza generale. Ad esempio: quando la stretta è troppo molle o troppo forte, quando vengono offerte solo le dita oppure ancora quando il nostro interlocutore sfugge del tutto alla nostra stretta di mano.
Tutta questa serie di elementi contribuisce alla formazione di un’idea ben precisa della persona che si ha di fronte e per questo motivo bisogna:
- riflettere sul proprio modo di stringere la mano;
- riflettere su come mettere a proprio agio l’interlocutore.
Quali accorgimenti usare durante la stretta di mano?
Vi sono quindi una serie di accorgimenti per evitare di creare un imbarazzo generale o peggio ancora una fase di impasse da cui è difficile uscire. Il primo elemento a cui vi consiglio di prestare attenzione è il tempo. Generalmente si tiene la mano per pochi secondi: prolungare il contatto o abbreviarlo potrebbe suscitare dell’imbarazzo nel nostro interlocutore. Mi è capitato infatti in più di una circostanza di dare la mano a qualcuno e ritrovarci dopo due minuti con le mani ancora attaccate, proprio per una situazione di imbarazzo generale, in cui nessuno dei due aveva preso il comando della situazione.
Un altro accorgimento è ovviamente quello dovuto alla pressione da usare. Le strette energiche vanno bene senza dubbio, ma bisogna essere attenti a non esagerare. Inoltre, sarebbe opportuno evitare di porgere la propria mano con il palmo rivolto verso il basso, per evitare di imporsi sull’altro e quindi ergersi in posizione dominante. Lo stesso parallelismo mi viene in mente quando penso a due persone che si danno la mano e una di loro posiziona automaticamente la mano libera sulla spalla dell’altro, come a voler sottolineare la sua supremazia. Relativamente a questo discorso, mi sento di consigliare che quindi anche il modo in cui viene offerta la propria mano è fondamentale, il contatto e l’avvicinamento laterale sono di gran lunga preferibili all’avvicinamento dominante.
Infine, un ultimo consiglio è quello di sorridere sempre. Lo ribadiamo spesso nel nostro blog, nei vari articoli e sui nostri profili social. Il miglior modo per mettere il nostro interlocutore a proprio agio è sorridere, senza aver paura di risultare invadenti o fuori luogo. Un bel sorriso aiuta l’interazione, rilassa l’ambiente e azzera automaticamente gli imbarazzi iniziali.
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Ilaria.

One Response Comment
Direi stretta di mano convincente …e non invadente! 😉 interessanti riflessioni da tenere sempre in mente…grazie