Quante volte vi è capitato di avere di fronte una persona e preoccuparvi del suo giudizio, di cosa stesse pensando di voi, di come capire meglio le sue intenzioni, le sue emozioni o i suoi stati d’animo? La comunicazione non verbale in questo caso è uno strumento importantissimo, se usato non per smascherare l’altro, ma per cogliere dei segnali che, se calibrati sul contesto e sulla sua linea base, possono portare ad una lettura più chiara di quelle che saranno le sue intenzioni.

Cosa occorre conoscere quindi? Indubbiamente, oltre le microespressioni di Paul Ekman, c’è da indagare su quali siano i vari segnali appartenenti alle categorie di tensione, gradimento e rifiuto.

Se siamo in grado di cogliere uno o più di questi segnali, cominceremo piano piano a coltivare una sensibilità non verbale, la quale si tradurrà in un vantaggio sul piano interpersonale. La ricerca ha dimostrato che le donne sono più abili degli uomini a cogliere i segnali non verbali nel corso di un’interazione. La differenza sembra essere ricondotta ad una diversa struttura cerebrale. Il cervello di ogni essere umano è costituito di due metà, che hanno proprietà diverse: nel destro è più sviluppata la fantasia, la percezione dei segnali non verbali e l’intuizione, nel sinistro risiedono le facoltà logiche e di proprietà di linguaggio. Mentre negli uomini le trasmissioni tra le due metà avvengono tramite il corpo calloso, per le donne vi è un numero di interconnessioni più ampio; questo spiega perché queste ultime siano più abili a tradurre le emozioni in parole.

Quali sono i segnali rivelatori?

Come già accennato prima, questi segnali possono essere divisi in tre macrocategorie:

  • Segnali di tensione: indicano un alto grado di coinvolgimento emotivo, non per forza connotato in maniera negativa;
  • Segnali di gradimento: la persona apprezza ciò che sta ascoltando o dicendo ed è quindi coinvolta positivamente nell’interazione;
  • Segnali di rifiuto: può esserci fastidio rispetto all’argomento di cui si parla, dissenso, dubbi o scarsa convinzione.

Segnali di tensione

Tra i segnali di tensione annoveriamo: lapsus verbali, sospiri, abbassamenti e picchi del tono di voce, risatine isteriche, assenza di radicamento, fughe oculari, sospiri. L’insieme di tutti questi elementi denota un grande stato di tensione per il nostro interlocutore, che potrebbe essere dovuta sia al contesto in cui si trova (ad esempio una persona che non è abituata a parlare in pubblico) sia ad una particolare tensione relativa all’argomento di cui si sta parlando.

Segnali di gradimento

In questo caso l’interlocutore prova piacere per la situazione o per la controparte stessa. Avvicinamento, sorriso, ingrandimenti di figura, annuire, gesti di cura, contatto oculare, vertical gazing e dilatazione della pupilla sono infatti gesti che possono essere associati sia ad una sensazione di benessere generale che al momento della seduzione.

Segnali di rifiuto

Il nostro interlocutore si sente a disagio e vorrebbe metaforicamente scappare da quella situazione: allontanamenti, chiusure, riduzioni di figura, gesti di auto-conforto, nascondere i propri punti deboli e gesti di autopulizia sono tutti sintomi di un chiaro disagio. In questo caso, assecondare l’altro diventa più difficile e a seconda del contesto in cui ci si trova, bisognerà essere abili a riportare la situazione ad uno stato di comfort.

Una volta resa nota l’esistenza di questi segnali, bisogna allenarsi non soltanto a riconoscerli, ma anche a sfruttarli a nostro favore, soprattutto nel campo del business e delle negoziazioni commerciali, in cui, chi avrà coltivato maggiore sensibilità non verbale, avrà chiaramente molta più probabilità di volgere la transazione a suo favore.

Buona pratica e buona CNV a tutti.

Ilaria.

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