Le espressioni facciali e i sorrisi hanno lo stesso significato presso quasi tutti i popoli. Come analizzato da Paul Ekman, i vari stati d’animo vengono interpretati da ogni cultura allo stesso modo. L’analisi è stata riconfermata e documentata anche da un’altra ricercatrice: Linda Camras, la quale, valutando le risposte facciali di un campione di bambini americani e giapponesi non aveva rilevato particolari differenze.
Quanto influiscono le differenze culturali sulla comunicazione non verbale?
Lo stesso discorso non vale per quanto riguarda i gesti e i propri atteggiamenti non verbali. Quante volte vi è capitato di fare un gesto, comune nella vostra cultura, che è stato male interpretato da un americano, da un francese o da un giapponese? Ad esempio, anche relativamente alla gestione dello sguardo, sono state riscontrate numerose differenze. Lo sguardo, in linea di massima, è associato alla dominanza, al potere o all’aggressione ed inoltre viene usato per esprimere interesse e cura verso un’altra persona. Erroneamente, si tende a pensare che, soprattutto durante un colloquio, chi evita lo sguardo sia una persona schiva, ma è piuttosto comune distogliere lo sguardo se ci si sta concentrando oppure si sta parlando. In ogni caso, la durata e l’intensità dello sguardo sono variabili che cambiano da cultura a cultura. Basti pensare agli arabi che guardano molto più a lungo di quanto non facciano gli americani, oppure alle differenze tra gli orientali e gli occidentali. I russi infatti tendono a fissare a lungo una persona che non conoscono, atteggiamento che risulta particolare per gli occidentali.
La scorsa settimana abbiamo parlato della prossemica e della distanza da mantenere con l’altro. Anche questo è un elemento che differisce a seconda delle culture e sicuramente è molto influenzato dal contesto in cui si vive. Ci sono paesi in cui il contatto è frequente e intenso (come quelli arabi e latinoamericani) ed altri in cui toccarsi è addirittura vietato. In Giappone e in Cina si preferisce evitare il contatto stretto in contesti formali, ma è comunque normale averlo con i propri amici e in contesti informali.
L’ultima significativa differenza attiene al tono di voce e al modo di parlare. Questo è un elemento da tenere in grande considerazione, soprattutto quando ci relazioniamo con persone e culture che non conosciamo bene. Ad esempio è stato rilevato che il tono di voce delle donne giapponesi risulta molto squillante se dialogano con un uomo di questioni lavorative o per motivi ufficiali. Curare il proprio paraverbale è fondamentale per fare una buona impressione sull’altro, sia che si tratti di una riunione di lavoro o di un incontro meno formale.
Questi sono solo alcuni degli elementi che sono stati riscontrati nelle varie culture. Sicuramente viaggiare e conoscere realtà diverse dalla nostra è il modo migliore per scoprirne ancora di più ed ampliare il proprio bagaglio culturale.
Buon inizio settimana a tutti!
Ilaria.

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