
Per vendere di più, stringere partnership lavorative più solide e, in generale, riuscire meglio nel proprio business è necessario giocarsi bene la prima impressione. Fin qui nulla di nuovo, anzi: il tema della prima impressione non è solo conosciuto, ma molto spesso anche inflazionato; lo è a tal punto che nei contesti pseudo-formativi viene posto al centro di una serie di tecniche che dovrebbero migliorare le cose negli affari.
Pensiamo ad esempio all’importanza che ultimamente viene data alla stretta di mano: è vero, questo gesto culturale rappresenta un vero e proprio biglietto da visita e, come tale, va curato e giocato bene. È anche vero però quello che diceva Oscar Wilde :“Molto spesso è con le migliori intenzioni che sortiamo gli effetti peggiori”.
Ecco allora che sedicenti “esperti” di comunicazione non verbale ti dicono: “Vuoi risultare deciso e sicuro di te? Allora stringi vigorosamente la mano quando ti presenti!”, oppure “Vuoi creare un clima disteso e confidenziale? Allora usa anche l’altra mano come rinforzo!”.
Nulla di più sbagliato: stringere troppo la mano può trasmettere una sensazione sgradevole a chi ricevere la stretta (soprattutto se indossa degli anelli), nonché indicare informazioni relative ai livelli di stress associati al contatto e alla volontà di controllarsi (perdendo quindi la spontaneità).
Rinforzare con l’altra mano la propria stretta rischia invece di causare una vera e propria invasione prossemica nei confronti di chi ancora non ci conosce: non sappiamo ancora quanto l’altro apprezzi il contatto e la vicinanza. Giocarsi un gesto così “invadente” potrebbe essere il miglior modo per trasmettere all’altro una sensazione spiacevole.
Se poi l’altra persona ha studiato (bene) la Comunicazione Non Verbale, prenderà in considerazione l’insieme di tutti gli altri segnali contenuti nella stretta (prossemica usata, contatto oculare, direzione del bacino, espressione del viso, tempi di stretta, sudorazione, temperatura, ecc.) per capire se il rinforzo è autentico o meno: tecnicamente valuterà il C.I.C.
Scrivendoti tramite un sito (e non potendo valutare insieme il contesto, le dinamiche relazionali intercorrenti, ecc.) sento di poterti dare solamente due consigli:
- stringi con equilibrio la mano del tuo interlocutore (basandoti magari anche sulla sua corporatura);
- non rinforzare con l’altra mano quando ti presenti (eventualmente potrai farlo durante il commiato, ma solo se l’altro ti avrà dato segnali di gradimento in relazione al contatto).
Buona stretta di mano!
Alberto De Panfilis
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